21) Hobbes. Lo Stato e il culto.
Hobbes non s'interessa di ci che  celato nel segreto delle
coscienze, ma di ci che risulta manifesto, come succede negli
atti di culto. Per questo il culto deve essere regolamentato dallo
Stato. La volont del sovrano  volont di Dio.
Th. Hobbes, Elementi filosofici sul cittadino, quarto (pagina
166).

Ebbene, delle leggi secolari, cio di quelle che riguardano la
giustizia e il comportamento reciproco degli uomini, abbiamo gi
dimostrato essere conforme a ragione che il giudice competente sia
lo Stato, secondo quanto abbiamo pi sopra detto; ora, poich i
giudizi non sono altro che interpretazioni delle leggi, per
conseguenza gli Stati, cio i governanti, sono dovunque gli
interpreti delle leggi stesse. Invece, per le leggi sacre, si deve
prendere in considerazione il fatto che i singoli cittadini hanno
trasferito nell'uomo o negli uomini che hanno il supremo potere
politico tutti i diritti che era possibile trasferire. Siccome tra
i diritti che era possibile trasferire vi era anche quello di
stabilire le modalit del culto da tributare a Dio, ne viene che
anche questo diritto deve essere devoluto al sovrano. Che tale
diritto potesse essere trasferito, risulta dal fatto che, prima
della costituzione dello Stato, la scelta del modo di onorare Dio
era lasciata alla ragione privata; ma ciascuno pu sottomettere la
ragione privata alla ragione di Stato. Inoltre, se gl'individui
seguissero le proprie idee sul modo con cui rendere onore a Dio,
data la grande diversit delle persone, ciascuno potrebbe
giudicare indecorose, o perfino empie, le pratiche religiose di un
altro e all'uno non sembrerebbe neppure che l'altro onorasse Dio.
Quindi non vi sarebbe un culto; neppure sarebbe tale quello tra
tutti pi conforme alla ragione, perch il culto consiste per sua
natura in un segno del rispetto interiore; ora, non essendo il
segno se non il mezzo con cui si rende visibile agli altri un
determinato atto, non  un segno onorifico se non quello che
appare tale anche agli altri. Inoltre, un segno  efficace quando
tutti lo ritengono veramente un segno ed  quindi anche onorifico
quando tutti lo considerano tale, cio quando tale diventa per
ordine dello Stato. Non  dunque contrario alla volont di Dio,
manifestata attraverso la sola ragione, offrirgli quei segni
d'onore che lo Stato avr stabilito. I cittadini possono quindi
trasferire ai loro governanti il diritto di regolare il culto
dovuto a Dio; anzi, lo devono; altrimenti, si potrebbero vedere,
in un medesimo Stato, incrociarsi tutte le opinioni pi assurde
sulla natura di Dio, tutte le pi ridicole cerimonie che possano
mai essere esistite presso i popoli pi disparati, e ciascuno
potrebbe credere che tutti gli altri vogliano mancar di rispetto a
Dio. E cos non si potrebbe dire di nessuno con esattezza che
onora Dio, perch effettivamente nessuno lo onora, ossia mostra
segni esteriori di rispetto, se quello che egli fa non appare
onorifico anche agli altri.
Dunque possiamo concludere che l'interpretazione delle leggi
naturali, tanto sacre che secolari, quando Dio regna attraverso la
sola natura, dipende dall'autorit dello Stato, cio dell'uomo o
dell'assemblea cui  stato affidato il potere supremo sullo Stato:
onde Dio comanda tutto quello che vuole attraverso la voce dei
sovrani, e viceversa, quel che costoro comandano circa il culto di
Dio e in materia secolare, si deve intendere come comandato da
Dio.
Th. Hobbes, Opere politiche, UTET, Torino, 1959, pagine 303-304.
